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martedì 11 agosto 2009

Per la Wyeth ripresa possibile

«L’industria farmaceutica Wyeth in questo momento vive una fase delicatissima, a causa delle perdite di fatturato dell’antibiotico Tazocin che è il farmaco di punta dello stabilimento catanese». Giovanni Romeo (Filcem - Cgil), Margherita Patti (Cgil), Rosy Campione (Femca - Cisl), e Alfio Avellino (Uilcem - Uil), in una nota congiunta esprimono preoccupazione per la situazione dell’industria catanese dopo l’annuncio che alla fine dell’estate sarà abolita un’intera squadra di lavoro attraverso il mancato rinnovo di 70 contratti a tempo determinato. Tutto ciò è determinato dal fatto che, a causa dell’avvento dei generici, molti Paesi europei hanno azzerate le commesse di Tazocin, prodotto nello stabilimento della Wyeth di Catania.
Ma i segretari provinciali delle categorie sindacali difendono con determinazione l’accordo stipulato in previsione di tale difficile situazione, accordo che estende dai 36 mesi previsti dalla legge vigente a 72 il periodo di lavoro a tempo determinato. Ma c’è una notizia da tenere in considerazione: la ripresa dei volumi di produzione del Tazocin (grazie alla registrazione del farmaco in corso in tantissimi nuovi paesi quali quelli dell’America Latina, della Russia e di molti Paesi dell’Asia) e l’acquisizione della Wyeth da parte della multinazionale Pfizer, leader mondiale
dell’industria farmaceutica, potrebbe portare ad un rilancio del sito che già adesso è uno stabilimento di eccellenza.
L’accordo in questione può diventare dunque uno strumento a forte tutela dei lavoratori precari. Tale accordo, infatti, prevede una continua vigilanza da parte delle organizzazioni sindacali finalizzate a garantire la continuità lavorativa e l’obbligo da parte dell’Azienda, ogni qual volta ciò si renderà possibile, di assumere dal ’bacino di utenza’ dei lavoratori precari che hanno prestato e prestano servizio per la Wyeth. In più l’accordo prevede un percorso di stabilizzazioni attuabile quando le condizioni produttive saranno rilanciate. Cgil, Cisl e Uil, confidando sullo sviluppo dello
stabilimento che oggi fornisce reddito a circa 1500 famiglie (includendo i lavoratori dell’indotto), ribadiscono che "l’accordo sui precari sarà il solo strumento che potrà garantire a tali lavoratori di non essere espulsi definitivamente dalla produzione all’interno dello stabilimento farmaceutico
catanese».
C. D. M.
La Sicilia 11 Agosto 2009

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