FILCTEM-CGIL

Benvenuti nel sito ufficiale della FILCTEM-CGIL dedicato al comparto chimico e farmaceutico della provincia di Catania. Questo blog è un prodotto amatoriale, non è una testata giornalistica né un prodotto editoriale; ad esso non può essere applicato l'art. 5 della legge 8 Febbraio 1948 n. 47 né, tantomeno, l’art. 1 comma 3, legge 7 Marzo 2001 n. 62, poiché l'aggiornamento dei testi non ha periodicità regolare. Questo sito è espressione ufficiale della FILCTEM CGIL di Catania ed è curato da un apposito Comitato di Redazione in accordo alle linee politiche della Segreteria Provinciale.
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giovedì 6 ottobre 2011

Gli indignati di Aprilia e di Catania



Ieri, mentre a Catania le parti si incontravano presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro, così come richiesto dalla legge e per chiedere un rinvio, l’AD Ugo Casentino, faceva pervenire l’ennesima mail a tutto il personale, in cui venivano annunciati ulteriori “sacrifici” nei confronti dei colleghi di Aprilia.
Su ciò vale la pena fare subito una considerazione: da quando Pfizer ha acquistato Wyeth, non facciamo altro che parlare di esuberi, dismissioni di centri di ricerca, cessione di stabilimenti produttivi, sfoltimento di personale… e purtroppo sappiamo bene che non è finita qui. Non è finita qui a Catania, né ad Aprilia, né ad Ascoli…
Come abbiamo detto da due anni a questa parte, Pfizer adotta la politica del carciofo, eliminando le foglie una alla volta. Alla fine cosa rimarra?
La procedura aperta a Catania e quella di Aprilia, devono servirci da monito affinché nessuno si senta al sicuro nei confronti delle politiche ultraliberiste di questa multinazionale. Da tempo a Catania si parla della terziarizzazione dei magazzini. Cosa succede ad Aprilia? Mettono mano alla terziarizzazione dei magazzini… Una foglia la tolgo dal carciofo Etneo ed una da quello Pontino…
E altre foglie potrebbero essere ben presto strappate. Una a caso: già si vocifera (fuori dallo stabilimento siciliano) di soluzioni negative riguardanti i lavoratori di Catania impiegati nelle produzioni veterinarie. Niente di nuovo, purtroppo… le nostre analisi ci portavano a questi risultati già da tempo. E purtroppo non cisiamo sbagliati neppure su di un punto.
Se l’azienda già sa di eventuali ripercussioni negative sul campo occupazionale a Catania, in seguito alla dismissione (spin off, vendita o qualunque cosa essa sia) su scala planetaria dell’Animal Health, ha il dovere morale di informare subito le OO SS ed i lavoratori di quanto potrebbe accadere a breve. Riteniamo che in tal caso si dovrebbe iniziare ad affrontare il ragionamento di come riconvertire gli impianti, coinvolgendo la politica e le istituzioni così come abbiamo fatto con Cesame e Myrmex (fatte salve le peculiarità delle due diverse situazioni nei confronti di Animal Health). Anche in questo caso bisognerà trovare soluzioni che tutelino l’occupazione e che garantiscano nuove prospettive di sviluppo del nostro territorio.
Per tutti questi motivi, e non solo per questi, la FILCTEM CGIL, nella vertenza sugli 84 esuberi dichiarati dall’azienda, continua a sostenere il mantenimento del saldo occupazionale: nessun lavoratore dovrà essere espulso in modo coatto dal ciclo produttivo. Noi in qualità di portatori di interessi nei confronti dei lavoratori ribadiamo che la nostra posizione è questa e che continueremo a discutere di tutte le ipotesi possibili fatti salvi due paletti: la volontarietà e l’applicazione di eventuali demansionamenti senza riduzione del livello contrattuale acquisito. Senza questi elementi non firmeremo alcun accordo. Poi l’Azienda si dovrà assumere la responsabilità del mancato accordo e di tutte le conseguenze sociali e sindacali che ciò implicherà.
Ma su questo attendiamo una risposta aziendale alla piattaforma negoziale sindacale.
Consentiteci, infine, di fare una considerazione: finalmente, ieri, oltre alle solite dichiarazioni di “rammarico” e di dispiacere per una scelta “necessaria” (ovviamente i licenziamenti), si sono “sentite” le voci di lavoratrici e lavoratori che con dignità, hanno chiesto all’azienda: “ma davvero il mio stipendio può salvare le sorti dello stabilimento?”. Noi che abbiamo l’obbligo di fare sintesi di ampio respiro, traduciamo quelle richieste nel modo seguente: ma possiamo continuare ad essere sempre e solo i lavoratori a fare sacrifici? Ed a cosa servono i milioni di euro di investimenti se anziché favorire l’occupazione la riducono?
E poi per cosa fare sacrifici? Per un futuro occupazionale per nulla garantito? Scusate, ma abbiamo il diritto ed il dovere di essere indignati.

mercoledì 17 novembre 2010

Le riflessioni della FILCTEM CGIL di Catania riguardo all'intervista rilasciata dall'AD di Pfizer Italia.

Le dichiarazioni di Ugo Cosentino nella sua prima uscita pubblica in qualità di A.D. e Predidente di Pfizer Italia, inducono a non poche riflessioni e causano altrettante preoccupazioni sul futuro. Cosentino, quando sostiene che in Italia il comparto farnmaceutico e non solo la Pfizer è penalizzato dalla mancanza di programmazione a lungo termine e dall'assenza di una reale partnership con le istituzioni, fa una dichiarazione politica di peso estremamente rilevante, dichiarazione che, a nostro avviso, corrisponde a verità. Questo è il Paese in cui per mesi il Dicastero per le Attività produttive è rimasto vacante, questo è il Paese in cui i tagli all'università ed alla ricerca sono stati e sono sistematici (solo nel caso di quelle pubbliche perchè gli stessi tagli vengono condonati alle università private, così come si può leggere sul sito on line della repubblica di ieri). Questo è il Paese in cui si assiste ad una destrutturazione globale del tessuto industriale dal settore metalmeccanico a quello della farmaceutica, passando per le manifatture. Quindi le dichiarazioni fatta da Cosentino sono vere quanto pesanti. Le responsabilità della politica, anzi dell'assenza della politica, sono tante, troppe... E del resto, nel ruolo di Presidente della filiale italiana della più grande industria farmaceutica mondiale, ci sta una rivendicazione nei confronti delle istituzioni...
Tuttavia, le dichiarazioni di Ugo Cosentino, non possono che mettere in allarme le organizzazioni sindacali e tutti i lavoratori che in Italia, direttamente o indirettamente, prestano il loro lavoro per Pfizer. "La concorrenza e' globale - afferma Cosentino - e ci si confronta con Paesi che incentivano la ricerca, offrono credito di imposta, deduzioni fiscali su prodotti innovativi e queste condizioni in Italia non si sono ancora verificate" Queste affermazioni ci lasciano alquanto preoccupati perchè hanno tanto sapore di delocalizzazione. Quindi se concordiamo con il neo A.D. della Pfizer riguardo le denunce e le analisi che fa nei confronti della politica e delle istituzioni, riteniamo che, anche la Pfizer debba fare la propria parte affinchè l'Italia non perda gli investimenti che questo colosso farmaceutico può fare. Il confronto tra le parti sociali deve essere finalizzato all'ottenimento di un saldo occupazionale positivo e ad uno sviluppo industriale che nel settore farmaceutico è ad alto contenuto tecnologico. Infine, tenendo anche conto del fatto che ad oggi non si hanno informazioni sulle sorti del centro di ricerca di Catania (EDSM), non possiamo che apprezzare il valore e l'importanza che il Presidente di Pfizer Italia riconosce alla ricerca scientifica, vero volano dello sviluppo dell'industria del farmaco

sabato 12 settembre 2009

La verità viene sempre a galla

Cito testualmente dal blog informativo della UGL regionale: "Chiariamo infine che in tutti i nostri comunicati abbiamo sempre parlato di raggiungimento di intesa e non di sigla di accordo". Non è stato raggiunto nessun accordo: avevamo ragione noi quindi. La verità viene sempre a galla! Tuttavia i giochi di equivoco o peggio le affermazioni prive di verità sulla pelle dei lavoratori (indotti ad avere speranze senza riscontri concreti da parte di chi dichiara di tutelarli), continuano. Adesso, come dicevo, in un comunicato congiunto di UGL-Chimici Catania, UGL-Chimici Regionale e UGL Sicilia si nega che sia stato raggiunto alcun accordo. Tuttavia, il sito della UGL Chimici Sicilia (non ilo blog informativo) archivia il comunicato dal titolo: UGL SICILIA : “SODDISFAZIONE INTESA AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA PRECARI WYETH” nella sezione: accordi e contratti regionali. Che bel nodo di fare sindacato, che trasparenza....
Ma che fine ha fatto la cassa integrazione per i precari? Adesso anche la UGL chimici parla solo di mobilità in deroga....come volevasi dimostrare. A chi affermava cose irrealizzabili possiamo dire: noi non facciamo demagogia ma cerchiamo concretamente strade percorribili a sostegno ed a tutela dei lavoratori.
° ° °
Leggo un appello pubblicato nel sito della UGL chimici di Catania, in cui il segretario provinciale esorta i suoi iscritti a partecipare ad una manifestazione-flop davanti ai cancelli della Wyeth, nel modo seguente: "E' necessario che tutti sacrifichiamo mezz'ora o un ora delle nostre ferie per dare sostegno alla Ns sigla". Ma è normale fare un'ora, diciamo così, di lotta utilizzando le ferie dei lavoratori? Ma dove si è detto mai? Stendiamo un velo....
Non mi soffermerò sul fatto che davanti ai cancelli c'era un manipolo sparuto di persone, ma su un'altro aspetto: dire ai lavoratori che avrebbero rinunciato ad un'ora di ferie, sapendo che una manifestazione sindacale con astenzione dal lavoro è definita SCIOPERO (cioè astenzione dal lavoro e perdita della relativa retribuzione) è veramente inqualificabile. Ancora peggio sono le false notizie fatte circolare in seguito da qualcuno, cantando, anche in questo caso, una vittoria del tutto inventata. Ma anche in questo caso, come sempre, la verità verrà facilmente a galla.

venerdì 4 settembre 2009

Tavolo separato: una decisione convinta e ragionata

Abbiamo già motivato il perché della decisione della Filcem-Cgil di sedere a un tavolo separato nelle trattative con Wyeth. E sostanzialmente i motivi sono due. Innanzitutto non è possibile continuare a legittimare, con la nostra presenza l’azione di alcuni sindacalisti che tutto fanno e vogliono fare tranne che difendere i lavoratori. Non si può giocare con la pelle dei lavoratori, non si può mandare la gente al massacro. Secondo, è inammissibile stare al tavolo insieme a chi in modo becero e volgare, predilige l’attacco ad altri sindacalisti alla lotta per portare risultati a vantaggio dei lavoratori.
Non possiamo e non vogliamo stare con chi fa demagogia. La politica della denuncia sterile, del ricorso a mezzi che garantiscono visibilità a chi le fa, una visibilità fine a se stessa e non a supporto di una lotta a favore dei lavoratori è un modo di agire squallido. Se ci consentite, è un modo di fare “sindacalismo del piffero” . Per esempio, tanti lavoratori precari ci dicono di essere contenti che CGIL, CISL e UIL abbiano firmato un accordo che consente loro di essere ancora dipendenti della Wyeth (e vale la pena ricordare che l’accordo in questione è accettato volontariamente dai singoli lavoratori). Ma questo, a certi signori non importa perché non utile alle proprie strategie personali e corporative.
Non possiamo e non vogliamo stare al tavolo con coloro che fanno proclami e denuncie ma non portano niente di costruttivo e di utile ai lavoratori. Non possiamo e non vogliamo stare al tavolo di coloro che sono responsabili dell’immobilismo di una RSU che in un anno e mezzo ha fatto solo chiacchiere perché qualcuno scientificamente opera affinchè qualsiasi accordo a vantaggio dei lavoratori venga fatto naufragare.
Non possiamo e non vogliamo avallare le strategie personali e personalistiche di coloro che sono mossi da motivazioni che niente hanno ha che fare con lo spirito del sindacato ma che sono dettate da poco nobili motivi.
Non possiamo e non vogliamo stare al tavolo con chi difende solo una categoria di lavoratori: noi riteniamo che i lavoratori debbano essere difesi tutti allo stesso modo: che siano del farmaceutico o di Fort Dodge o del tossicologico, che siano precari o a tempo indeterminato. Per noi esistono solo lavoratori: li difendiamo tutti alla stessa maniera e li tuteliamo con la stessa determinazione.
Non possiamo e non vogliamo stare al tavolo con coloro che stanno impedendo che i lavoratori percepiscano il premio di partecipazione. E su questo è necessario ribadire che impedire a tutti i dipendenti di percepire un premio pari a 1600-1900 euro (a seconda del livello) per 15-30 euro lorde non è solo miopia sindacale ma c’ è anche di peggio e di inconfessabile. I lavoratori sanno con chi dovranno prendersela a febbraio quando non percepiranno il premio. Per noi l’accordo era e rimane da firmare e lo ripetiamo a voce alta.
Non possiamo e non vogliamo stare contro coloro che pur ritenendosi sindacalisti, esortano l’azienda affinchè impedisca che i lavoratori manifestino il loro pensiero democraticamente e liberamente, per mezzo di una petizione. Gira voce che i lavoratori stiano raccogliendo le firme per chiedere al sindacato di fare il proprio mestiere: portare a casa risultati (in questo caso soldi). Come biasimarli? Hanno ragione e lo abbiamo già detto in assemblea e ribadito anche dopo.
Non possiamo e non vogliamo stare al tavolo di coloro che dopo avere offeso i lavoratori che stanno liberamente portando avanti la petizione a favore del premio di partecipazione, chiedono all’azienda di essere autorizzati a raccogliere delle firme a sostegno di una petizione contro un altro rappresentante sindacale che ha il difetto di pensare con la propria testa e di essere privo di interessi personali. Bel modo di fare sindacato!
Noi siamo un’organizzazione diversa che vuole fare un sindacato diverso. Vogliamo essere delle teste pensanti che possano portare con il proprio operato risultati a vantaggio di tutti i lavoratori, per questo riteniamo che non ci siano i presupposti per continuare a sedersi al tavolo insieme a chi opera in questo modo discreditando gli altri solo per nascondere la propria incapacità. Noi siamo diversi. Lo abbiamo dimostrato e lo dimostreremo ancora di più nei giorni a venire. E presto si vedrà chi sta con i lavoratori e chi ha altro per la testa.
Noi, abbiamo il difetto di volere con coerenza contrastare lo sfascismo di taluni e l'opportunismo di tal'altri e per questo veniamo attaccati da coloro che dovrebbero fare ben altre battaglie. Ma noi siamo orgogliosi di essere come siamo: la CGIL, il più grande sindacato italiano.
Riteniamo anche che sia giunto il momento di ripristinare delle regole, perché sono saltate tutte le regole. Ma di regole parleremo un’altra volta.
Il tavolo separato è una decisione convinta e ragionata, non un colpo di testa. Vogliamo costruire qualcosa e ci liberiaamo della zavorra che impedisce ogni azione a vantaggio dei lavoratori, dell'occupazione e dell'avvenire di centinaia di famiglie. Infine ribadiamo per chiarezza che tutti i colleghi della FULC che vorranno partecipare al nostro tavolo saranno i benvenuti.

martedì 11 agosto 2009

La voce libera della CGIL

L’altro giorno in assemblea il segretario dell’UGL Chimici di Catania ha sostenuto che gli ‘attacchi politici’(chiaro riferimento al comunicato stampa della segreteria della FILCEM-CGIL di Catania sui motivi della rottura con la UGL) fatti da qualcuno (chiaro riferimento al sottoscritto), addirittura metterebbero a rischio l’incolumità fisica del Signor Giuseppe La Mendola, che secondo quanto dichiarato dallo stesso, nel corso dell’assemblea, avrebbe ricevute delle e-mail anonime di minaccia.
Qualora ciò fosse vero (ed ovviamente non è intento di chi scrive mettere in discussione la parola di un dirigente sindacale) non potrei che esprimere, così come ho tentato di fare in assemblea (mentre un gruppetto sparuto di provocatori mi impediva di parlare), la solidarietà dell’organizzazione che ho l’onore di rappresentare e mia personale.
Ciò non toglie, tuttavia, che nessuno potrà mai zittire la FILCEM-CGIL. Nessuno ci potrà mai impedire di parlare, e l’ultimo in grado di farlo potrà essere proprio il signor La Mendola. Noi siamo una voce autonoma ed abbiamo una strategia a sostegno dei lavoratori. Noi diciamo ad alta voce quello che pensiamo. Noi, come ho già avuto modo di dire, siamo una voce fuori dal coro.
Se al signor La Mendola non piacciono la nostra linea, la nostra strategia ed il nostro impegno a sostegno di tutti i lavoratori, ce ne dispiace per lui. Ma questo non cambierà le cose.
Ormai chi si oppone al pensiero unico diventa un terribile provocatore che addirittura metterebbe a rischio l’incolumità fisica del sedicente portatore della verità. Del resto, gli esempi di questo comportamento di disprezzo per la libertà, vengono dai piò alti livelli istituzionali: se il (purtroppo) nostro primo ministro insegna ciò con le sue bordate continue fatte nei confronti del quotidiano Repubblica e di RAI 3, anche un semplice delegato sindacale può adottare questi comportamenti (visto che l'area politica di appartenenza è la stessa). Ed allora diciamo chiaramente una cosa: non ci si venga a dire che contestare, criticare e contrastare una strategia e dei metodi che non condividiamo possa mettere a rischio qualcun altro. Noi che siamo pacifisti e non violenti (valori questi scolpiti nel nostro DNA) riteniamo che il confronto può solo arricchire, la dialettica può solo fare bene, le differenze di opinione sono un valore. Ma noi leggiamo e stimiamo Voltaire e Russeau. Noi siamo democratici.

martedì 26 maggio 2009

Arriva Pfizer

Procede il percorso che porterà alla conclusione dell'acquisizione di Wyeth da parte d Pfizer. Domani (in FDAH) e giorno 28 (nella divisione Farma), un esercito di americani visiterà il nostro stabilimento.
Il clima è rovente. Lo scirocco si abbatte sulla città e sullo stabilimento che tra il clima torrido e le palme che hanno resistito al terribile "punteruolo", sembra fare pensare a luoghi esotici. E forse per il nostri sconosciuti visitatori tutto sembrerà esotico per davvero. Il nostro è un mondo del tutto diverso da quello che loro conoscono, da quello in cui vivono e lavorano.
Tutti noi, in questi giorni, sappiamo cosa vuol dire vivere una considerevole fetta della propria giornata, all'interno del nostro stabilimento: si vive una sorta di fibrillazione, di ansia per il proprio futuro, ognuno ha fatto e fa la propria parte affinchè ciò che gli uomini di Pfizer vedranno possa piacere.
All'interno ed anche all'esterno dello stabilimento (un gruppo di lavoratori della Fort Dodge, operai, impiegati, quadri ha ripulito le strade limitrofe allo stabilimento ed ha pitturato anche una fatisciente pensilina della AMT) c'è stato un lavoro frenetico. Frenetico per mettere a lustro e ordinare (come in una casa che attente una visita importante), frenetico perchè nelle attività lavorative si scioglie la tensione che tutti quanti abbiamo o quanto meno in esse ci distraiamo, frenetiche per il senso di responsabilità che ognuno ha verso se stessi, le proprie famiglie e quelle di tutti i colleghi.
Uscendo dallo stabilimento, sebbene fosse già tardi, ho voluto fare un giro della zona per osservare tutto ciò che sono abituato a vedere, ciò che tutti quanti siamo abituati a guardare senza vedere. Ho voluto guardare con gli occhi di chi non conosce la zona industriale di Catania, cercando di uscire dall'assuefazione che può rendereanche ciechi. E quello che ho visto è stato sconfortante: squallore, degrado, abbandono ed incuria. Facendo un giro rapido del blocco pantano (o di qualunque altro) ci si rende conto di una cosa: da parte delle Istituzioni, c'è un disinteresse assoluto e totale sul fatto che il nostro territorio possa essere produttivo, c'è il disinteresse più totale ed assoluto per il lavoro e per i lavoratori, c'è un disinteresse totale ed assoluto per l'economia, per il cittadino, per le donne e per gli uomini che questi nostri rappresentanti dovrebbero amministrare. Noi paghiamo le tasse e votiamo per questi signori e loro si comportano come un'oligarchia che ha come unico scopo quello di auto-perpetuarsi, come il ceto nobiliare descritto da Tomasi di Lampedusa.
Nessuno che io sappia (e mi scuso anticipatamente della mia eventuale ignoranza) ha mosso un dito per contribuire al futuro di una delle pochissime grandi aziende rimaste nel territorio, per contribuire al mantenimento di un futuro per parecchie centinaia di famiglie (ad eccezione dell'ASI che ha asfaltato un pezzo di via Gorgone).
Ma a me piace pensare di essere una di quelle palme che hanno resistito e resistono al punteruolo. Una palma tra centinaia di palme che vivono in un'oasi circondata da un deserto indifferente o peggio ostile.

martedì 28 aprile 2009

Le barricate e la follia


Più di una volta questo blog ha deprecato l’atteggiamento di chi opera nel nome dello sfascismo e del muoia sansone con tutti i filistei. Purtroppo però, dobbiamo registrare ancora una volta, l’assenza di responsabilità da parte di qualcuno che se non fermata in tempo può mettere seriamente a repentaglio l’esistenza stessa del nostro stabilimento. Ritengo che sia giunto il momento di isolare chi, per meschino o sconsiderato calcolo e per miope interesse personale possa mettere a rischio la fonte di sostentamento di più di un migliaio di famiglie.
Non vogliamo spendere molte parole, perché abbiamo abbondantemente detto ciò che pensiamo in merito ( vedi i seguenti post: Il frutto avvelenato del radicalismo di facciata altresì detto sfascismo. , Due domande irrisolte, La forza delle idee contro le offese puerili, il sonno della ragione, sciopero, parcheggio e premio di partecipazione, la politica dei kamikaze può portarci solo alla distruzione ). Piuttosto vogliamo mettere in guardia tutti i lavoratori di questo stabilimento da chi vuole portarli alla rovina.
Chiedo a chi legge: ritenete che sia responsabile fare trovare le barricate ai dirigenti Pfizer che verranno a visionare i nostri stabilimenti il prossimo mese? Eppure c'è chi ha minaccciato di fare questo. Ed ancora chiedo: come si può dare credibilità a coloro che possono solo pensare qualcosa del genere? Ma ci rendiamo o no conto che una cosa del genere può pregiudicare l’esistenza del sito? Ripeto: è arrivato il momento di emarginare questi personaggi, per il nostro bene. Non siamo tanti topini guidati alla morte da un pifferaio demagogico e se c'è chi lo pensa ha fatto maile i propri calcoli.
Da sindacalista ritengo che il mio ruolo debba essere quello di fare di tutto affinché, mettiamo tra un anno, possa continuare ad avere una controparte con cui confrontarmi o scontrarmi.

lunedì 6 aprile 2009

CGIL: il più grande sindacato d'Italia, la più grande organizzazione a sostegno dei lavoratori

Girano mails inviate da un sindacalista non appartenente all FULC nelle quali viene insinuato che la Filcem-CGIL potrebbe non partecipare al tavolo delle trattative sul Premio di Partecipazione. Solitamente non teniamo minimamente in considerazioni il contenuto di tutte le mails scritte da coloro che, non avendo tempo da perdere si dilettano con 'giochini' mentali.
Tuttavia, in questo caso ci sentiamo di dire quanto segue:
1. Il protocollo sui nuovi assetti contrattuali, al momento è solo un pezzo di carta
2. Seppure dovesse diventare esecutivo (cosa non scontata anche grazie alla dura lotta della CGIL) esso sarebbe in vigore solo con il prossimo rinnovo contrattuale.
3. Se c'è, parlando per pura ipotesi concettuale, all'interno di quest stabilimento, un'organizzazione sindacale inaffidabile e fuori dalle logiche contrattualistiche e dalle regole della negoziazione questa non è certo la CGIL. Se esistesse una tale organizzazione bisognerebbe cercare in casa di qualcun altro... ma ovviamente, come dicevo, faccio solo un'ipotesi campata al di fuori della realtà quindi senza alcuna valenza reale.
4. RIGUARDO AL PREMIO DI PARTECIPAZIONE, COME SEMPRE la CGIL si impegnerà al massimo per ottenere il migliore accordo nell'interesse di tutti i lavoratori.
Penso di avere già utilizzate fin troppe parole sull'argomento. Lascio il giudizio a chi leggerà quelle lettere e questo blog, ed a tutti i colleghi dello stabilimento.

martedì 31 marzo 2009

Il frutto avvelenato del radicalismo di facciata altresì detto sfascismo.

E' primavera. Ad Agrigento si è già festeggiata la sagra del mandorlo in fiore. Ma a volte la natura è menzogniera. Da un fiore che a guardarlo sembra bello, può venire fuori un frutto amaro e velenoso, perchè ricco in cianuri (non a caso i testi di chimica di base descrivono l'odore del cianuro come aroma di mandorle amare). A volte le stesse regole valgono nel mondo sindacale. Certo urlare ed inveire contro l'azienda è una cosa che può fare chiunque e porta voti ed iscritti. E' facile e non ci vuole molto a farlo. Se lo sanno fare Bossi e Di Pietro, capiamo bene che urlare in modo scomposto e nevrastenico è davvero alla portata di tutti quanti. Ma il bravo sindacalista deve sapere discernere tra i momenti in cui proporre un duro e serrato confronto con la controparte ed i momenti in cui non è possibile dialogare (sebbene in modo duro) e quindi passare ad altre forme di lotta.
E' quello che io dissi in occasione del Direttivo Unitario delle tre confederazioni sindacali facenti capo alla FULC, esteso all'altra sigla sindacale presente all'interno del nostro stabilimento. Avevo detto che uno sciopero per il parcheggio e per il sacchetto del pasto dei turnisti (problemi indubbiamente importanti ma da affronatare e risolvere diversamente) era inopportuno e con molta probabilità non avrebbe avuto alcun seguito (del resto questi professionisti del sindacalismo avevano già adottato una singolare forma di sciopero virtuale cioè scioperare utilizzando i permessi sindacali!!!! cioè a costo zero, come solo modo per fingere di avere un seguito). Allora mi si contestò fortemente ed in modo poco civile la cosa. Ma in realtà quella sigla sindacale che aveva annunciato uno sciopero a scacchiera ed aveva paventato occupazioni, picchettaggio ed altre grandiose quanto virtuali forme di lotta dura senza paura, silenziosamente, è tornata in dietro sui propri passi con la coda tra le gambe. Consentitemi di vivere la cosa con soddisfazione.
Urlare, strepitare, offendere altri rappresentanti sindacali, altre sigle sindacali citando con orgoglio i peggiori e più arroccati esponenti di confindustria nazionale... si assiste ancora a questo genere di cose. Ma da parte di chi? La cosa triste è che viene fatto da parte di qualche rappresentante sindacale. E tutto questo mentre si cercava di discutere di una cosa importantissima per tutti i lavoratori dello stabilimento: vale a dire il premio di partecipazione, soldi per i lavoratori. E grazie a questo genere di comportamento, la riunione è finita prematuramente. Questo operato è fare l'interesse dei lavoratori? Chi scrive (e non dubito, anche chi legge) è convinto che non lo sia. Ma ho già avuto modo di dire che l'offesa e lo sberleffo sono le armi di chi è incapace di formulare un pensiero forte.
Del resto è più facile urlare contro l'azienda per il fatto che i turnisti, il venerdì, nel sacchetto trovano solo carne(e perchè non dovrebbe esserci carne il venerdì?) piuttosto che affrontare in modo serio un discorso complessivo sulla mensa aziendale. E' più facile fare saltare una riunione sul premio di partecipazione piuttosto che riuscire ad espugnare un buon risultato per i lavoratori. E' la logica del tanto peggio tanto meglio, cioè quella logica secondo la quale si creano le condizioni per impedire il miglioramento dello status quo e potere poi urlare che tutto è una schifezza. Certo ottenere i risultati è tutta un'altra cosa. E non è alla portata di tutti.
Ma forse, la chiave di lettura è un'altra: impedire, fingendo un radicalismo che è solo di facciata, che venga chiuso qualsiasi accordo è una chiara scelta politica di chi pensa che ottenere risultati non porti iscritti ma che a tal fine sia più utile lo sfascismo (attenzione la 'S' c'è). E forse la chiave di lettura può essere ancora un'altra, peggiore, ma la lascio intuire a chi legge.

lunedì 2 marzo 2009

Due domande irrisolte

1) Come può pensare un sindacalista di potere andare in deroga al CCNL in cambio di denaro? Da quando per un sindacalista un diritto è negoziabile a fronte di denaro? Me lo chiedo ma non so dare una risposta. Cioè posso anche darmela, ma preferisco fingere di non capire. Eppure, credetemi, si sentono cose del genere.
2) Come può pensare un sindacalista non dico di proporre, ma anche solo di ipotizzare la “sospensione” dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori? Eppure in un’assemblea è stato detto questo e chi c’era lo ha sentito. E’ stato detto chiaramente, senza mezzi termini. E’ stata una misura proposta come alternativa all’accordo sul precariato. Chissà cosa ne penserebbero Camusso, Rinaldini e Cremaschi così spesso citati a sproposito da chi nel panorama geo-politico-sindacale si trova agli antipodi da questi compagni della CGIL.

Ma che idea di sindacato è questa? Ripeto: stento a capire o capisco fin troppo bene. E, ne sono sicuro, capiscono fin troppo bene anche i lettori di questo blog che si fanno sempre più numerosi.

domenica 1 marzo 2009

La forza delle idee contro le offese puerili

Cari lettrici e cari lettori, cari colleghi e care colleghe
scrivo il presente articolo perché penso che sia giusto, in qualità di rappresentante dei lavoratori, manifestare i motivi della mia indignazione. Parlo di indignazione e non di rabbia perché l’indignazione è altrettanto forte della rabbia ma consente di mantenere la razionalità e la lucidità di cui nessuno dovrebbe mai fare a meno, specie quando si ha un ruolo e specie se questo ruolo impatta su centinaia di persone. E questo è quello che intendo fare: mantenere lucidità pensando al bene collettivo.
Scrivo perché ritengo che sia giusto fare sapere a tutti i lavoratori che ci sono rappresentanti che, invece di portare il loro contributo alla causa dei lavoratori, sono solo in grado di sprecare le loro energie attaccando personalmente altri rappresentanti sindacali (questa volta è toccato al sottoscritto), ed altre sigle (per adesso da parte di "qualcuno" va di moda attaccare la nostra) con modi che di sicuro mostrano l’incapacità del rispetto della diversità di opinione e nessuna correttezza (per non volere dire altro). La dialettica verbale è una cosa utile e importante e che arricchisce. Ma le offese personali servono soltanto a "qualificare" chi le fa. E cercare di impedire di parlare a chi dice qualcosa di diverso denota solo scarsità di cultura democratica e non solo...
Per fortuna, non parlo di tutti e non si tratta di tanti, ma di sparuti elementi.
Ritengo che quando i lavoratoti eleggono un rappresentate sindacale, lo facciano sperando che questo sia in grado di tutelarli e non che questo o questi perdano il loro tempo aggredendo verbalmente ed offendendo colleghi e per di più davanti alla controparte aziendale.
Non sarebbe meglio che costoro pensassero ai problemi da risolvere con la volontà di raggiungere la soluzione necessaria? Si lo sarebbe. Ma purtroppo o per fortuna, non siamo tutti uguali. E per fortuna, la forza delle idee è più forte delle offese puerili e degli attacchi strumentali. Chi offende e chi cerca di togliere la parola all'interlocutore, ne ha paura e non ha il coraggio di confrontarsi con le idee dell'altro.
Un'ultimissima considerazione: sono arrivati commenti ad articoli su questo blog (da parte di qualcuno aderente ad una specifica sigla sindacale) che non pubblichiamo perchè anche in questo caso, al posto del confronto si usano le armi dell'offesa e delle ingiurie.

Il sonno della ragione...

E’ patetico e grottesco che in un momento così delicato per la nostra azienda e per tutti quanti noi, ci sono persone che, per creare scompiglio e sfiducia cerchino di spargere voci false e tendenziose. Mi sento solo di dire a coloro che mettono in giro certe illazioni, prontamente smentite, che farebbero bene a vergognarsi. Ma chiedere questo a tali squallidi individui è chiedere troppo. Due cose le vorrei comunque dire, non a queste piccole persone ma a chi legge il blog, ai lavoratori che ogni giorno si guadagnano lo stipendio con il loro lavoro. Una è che l’arma della menzogna si ritorce verso chi la utilizza. La seconda è che la menzogna è un’arma da deboli: solo chi è consapevole della debolezza e della povertà delle proprie idee (ammesso che ne abbia) contrasta le idee e i fatti altrui, con ingiurie e menzogne. Se non sai contrapporre qualcosa a qualcuno lo offendi o cerchi di screditarlo.
E mentre scrivo questo blog ascolto una canzone di Vasco Rossi: stupendo, mi viene il vomito. Ovviamente è solo una casualità.

domenica 22 febbraio 2009

La politica dei Kamikaze può portarci verso la distruzione

Come è ovvio, in seguito all’acquisizione, tutti quanti viviamo un senso di incertezza e di instabilità. L’acquisizione è avvenuta in modo improvviso e le informazioni sull’evoluzione della situazione, sono ancora carenti ed a mio avviso, lo saranno ancora per lungo tempo. Questo blog sta cercando di essere uno strumento di informazione in cui vengono pubblicate le notizie che seppure contrastanti, incomplete ecc., possano avere una valenza che non sia quella del puro gossip mediatico o da corridoio. Rispetto a quanto detto e pubblicato in precedenza, c’è da fare un discorso riguardante la divisione FDAH la quale è in diretta competizione con la linea Pfizer Animal Health, in quanto i due marchi, hanno farmaci che, in molti settori, sono in concorrenza diretta: antielmintici ed antiparassitari in generale, vaccini, antinfiammatori ecc… Ciò crea una situazione di monopolio su cui si pronuncerà l’anti trust americano e che può avere diverse soluzioni/implicazioni.
E’ un momento di incertezza, dettata in primo luogo dall’assenza di informazioni (l’acquisizione con tutta probabilità diventerà esecutiva non prima dell’ultimo trimestre dell’anno) e dal ricordo di quanto già vissuto da tanti colleghi quando la Cyanamid venne acquistata dalla Wyeth.
In questa fase più che mai, dobbiamo mostrare tutti quanti maturità e responsabilità cercando di evidenziare al massimo le nostre potenzialità e capacità che tutti quanti vogliamo e speriamo che si convertano in strategicità del sito. Sicuramente le valutazioni che Pfizer farà sulla base di criteri economico-commerciali, non dipendono da noi. Ma da noi (dal managment di sito a tutti coloro che a vario titolo contribuiamo quotidianamente, con il nostro lavoro, all’esistenza del nostro stabilimento) dipende l’immagine che daremo del sito. Abbiamo le professionalità e le competenze per sopperire alle richieste produttive di qualunque compagnia: lo abbiamo fatto per Cyanamid e Wyeth e potremo farlo per Pfizer.
Ed allora dobbiamo mantenere sangue freddo, lucidità e determinazione. In tutti i campi. Incluso quello delle relazioni sindacali. Chi scrive è una persona che nel suo vissuto sindacale non è mai stato tenero verso l’Azienda e in più occasioni, nel corso degli anni, quando lo ha ritenuto opportuno non ha temuto le forti contrapposizioni, avendo sempre in mente, l’interesse dei lavoratori. Nel nome di questo interesse, che è l’interesse di tutti quanti noi, ritengo che oggi, la priorità di tutti debba essere una ed una soltanto: la difesa dell’esistenza dello stabilimento e quindi del mantenimento del posto di lavoro di noi tutti. E nel nome di questo interesse collettivo, ritengo che è giunto il momento in cui certe prese di posizioni e certe azioni intraprese da alcune sigle sindacali siano del tutto irresponsabili, autolesioniste e perdenti. Irresponsabile è, a mio avviso, per esempio, rilasciare dichiarazioni di allarmismo sconsiderato e basato sul nulla, così come hanno fatto alcuni dirigenti sindacali a mezzo di comunicati stampa. Irresponsabili sono, in questo momento, azioni quali denuncie fatte all’azienda che possono mettere in luce negativamente il nostro sito agli occhi di coloro che stanno decidendo o decideranno del nostro futuro. E sia chiaro che non sto facendo una valutazione nel merito della questione ma solo sull’opportunità della cosa ai fini dell’interesse collettivo.
In base a questa logica, le sigle aderenti alla FULC, hanno mostrato responsabilità e serietà, non intervenendo in tutti i momenti di attacco pubblico ad opera di certi dirigenti UGL, in assemblee da loro indette e gestite in proprio. E ciò porta direttamente alla questione dei precari e del relativo accordo. La stessa responsabilità, a mio avviso, non l’abbiamo avuta tutti. Pensavo che tutte le polemiche su quell’accordo fossero messe da parte nel bene dell’interesse di tutti quanti. Ma cosi non è stato. Anche in questo caso, pur essendo stato, nel mio ruolo di RSU fermamente convinto e determinato nell’apporre la mia firma (perché credevo e credo che nello specifico contesto economico-lavorativo del nostro territorio esso sia la migliore soluzione ottenibile), non voglio entrare nel merito. Si può essere favorevoli o contrari ma non si può prima urlare in assemblea dicendo l’indicibile su tale accordo e poi, dopo che esso è stato regolarmente ratificato dalle parti (RSU e Azienda, Segreterie Provinciali e Confindustria catanese), chiedere di rimettere tutto quanto in discussione. Pensavo che le polemiche fatte da chi è contro questo accordo si placassero, anche perché gli eventi sono andati più velocemente del previsto (a causa dell’acquisizione) e dal 25 gennaio è stata bloccata qualunque stabilizzazione, ma invece si è giocato al rialzo. Infine c’è la questione dello sciopero indetto dalla RSU nei confronti di due problematiche importanti: il parcheggio ed il premio di partecipazione. A distanza di un giorno, la piattaforma è stata infarcita di una miriade di rivendicazioni spicciole (per carità, molte se non tutte condivisibili) che nulla avevano a che vedere con i problemi iniziali. Personalmente, non ho condiviso né il merito né il metodo della seconda proclamazione di sciopero che sostituiva la prima. Giorno 20, l’Azienda ha convocato la RSU. Come da normale prassi sindacale, la RSU, per discutere con l’Azienda ha ritirato lo stato di agitazione e la proclamazione di sciopero. Nel corso della discussione l’azienda ha proposto delle soluzioni a breve termine per il problema del parcheggio e si è impegnata a convocare RSU e Segreterie Provinciali per contrattare un accordo ponte di un anno per il premio di partecipazione 2009. Su questa base, i componenti della RSU facenti parte della FULC, presenti alla riunione, hanno deciso di continuare le trattative con la Direzione, mentre i membri della UGL hanno ritirato la loro firma dalla revoca di stato di agitazione e sciopero. Come dire: muoia Sansone con tutti i filistei.
Su questo ci confronteremo lunedì prossimo (23/02) all’interno dei Direttivi di FULC e UGL indetti unitariamente. In quella sede spero che la logica kamikaze di qualcuno venga meno e che ragionevolezza prevalga su tutti. Ma consentitemi di dubitarne.

martedì 3 febbraio 2009

Wyeth-Pfizer: cronaca di un mese convulso

Come i lettori di questo blog e come tutti coloro che come il sottoscritto lavorano in Wyeth, cerchiamo di leggere gli avvenimenti e le informazioni relative all’acquisizione di Wyeth. La linea “editoriale” di questo blog, vuole essere quella di fornire un servizio informativo a tutti i lavoratori dello stabilimento. Contemporaneamente, come organizzazione sindacale, saremo attenti e vigili a qualsiasi campanello di allarme suonerà e vigileremo affinché nulla passi sulla testa dei lavoratori. In questa logica, quindi, non verrà fatto (così come non è stato fatto sinora), nessun inutile allarmismo, consapevoli del fatto che la massima attenzione a quanto accade è di fondamentale importanza, che l’informazione ai lavoratori è una mission che ci guida nella gestione di queste pagine ed altrettanto consapevoli che allarmismi propagandistici, possono fare solo male ai lavoratori. Ed in momenti come questi, è necessaria assoluta lucidità.
Quindi, in modo assolutamente lucido ed asettico vorrei fare con modestia un puzzle dei fatti, assemblando le innumerevoli e disordinate tessere che si ritrovano sparse qua e la.
Come tutti noi sappiamo e come è stato ampliamente documentato in questo blog, giorno 26 gennaio 2009 è stata ufficializzata l’acquisizione di Wyeth da parte del colosso Pfizer (primo gruppo industriale mondiale del settore farmaceutico), con un’operazione costata 68 miliardi di dollari.
Così come riportato nell’articolo di Affari e Finanza pubblicato su questo blog e come riferito dalla Direzione HR della Wyeth di Catania alla RSU, l’operazione è stata effettuata da Pfizer in quanto la Wyeth potrà consentire alla Pfizer il superamento dei suoi limiti commerciali acquisendo nuove molecole e relative tecnologie. Poco prima di questo acquisto colossale, la Pfizer in Italia aveva ceduto il suo stabilimento storico di Borgo San Michele (LT) alla Haupt Pharma (società con sede a Berlino) ed aveva messo in mobilità 554 ISF.
Lo stabilimento di Borgo San Michele è accreditato FDA e presenta, tra l’altro, un importante settore “sterile” e produce farmaci ad interesse umano e veterinario ed in particolare farmaci da banco.
La Haupt è una società contoterzista (che produce specialità farmaceutiche per conto terzi) leader in Europa e quarta nel mondo. La Haupt produrrà per quattro anni farmaci generici con marchio Pfizer ed ha garantito un patto di stabilità di 2 anni (che prevede il mantenimento degli organici). Le OOSS chiedono un estensione sia del periodo di produzione di farmaci Pfizer che di quello di stabilizzazione dei 473 dipendenti che, grazie alla legislazione sulla cessione di ramo di azienda sono stati “ceduti” dalla Pfizer alla Haupt.
Le trattative per la vendita dello stabilimento Pfizer di Latina sono iniziate da circa un anno per cui potrebbero non essere correlate all’acquisizione di Wyeth. Resta il fatto che con il sito di Aprilia della Wyeth alla Pfizer rimarrebbe un sito attrezzato per la produzione di farmaci da banco, anche se questo business sembra non essere strategico per le attuali strategie del colosso di New York.
Uu altro elemento che, in un modo o nell’altro avrà o potrà avere un ruolo nelle evoluzioni future dell’organizzazione Pfizer in Italia è costituita dal sito di Pisticci (MT). Alla fine di dicembre in questo sito (in cui sono presenti impianti industriali per la produzione di API) sono state sospese le produzioni. I lavoratori sono stati occupati in attività alternative e saranno pagati regolarmente sino alla fine del 2009. Attualmente non è stato previsto il ricorso agli ammortizzatori sociali. La crisi di questo stabilimento è in relazione al blocco della produzione della dalbavancina, imposto dagli organi regolatori del farmaco, per effettuare ulteriori analisi sulla molecola, cosa che dovrebbe durare circa due anni (rif. Confindustria Basilicata). Quindi, dal 2010 l’esistenza del sito è molto in forse (come informa una nota della FILCEM CGIL, la Pfizer ha già annunciato la dismissione del sito).
Il 19 gennaio di quest’anno, la Wyeth chiude un accordo con le OOSS per la messa in mobilità di 100 dipendenti della sede di Aprilia (con incentivazioni e prepensionamenti) e la cessione di 60 ISF (http://filcem-cgil-wyeth.blogspot.com/search/label/Aprilia). A Catania, a gennaio, FILCEM, UILCEM e FEMCA, Wyeth, Confindustria e la maggioranza della RSU FULC, firmano un accordo di deroga dei termini di legge sul lavoro a tempo determinato (così come previsto dalla L. 247/2007) estendendolo ad ulteriori 36 mesi, sulla base della volontarietà del singolo lavoratore.
Questi descritti sono i fatti accaduti in casa Pfizer-Wyeth nel mese di gennaio. Ci limitiamo a ordinarli perché essi avranno sicuramente un ruolo sui risvolti futuri. Ci asteniamo dal fare congetture ed interpretazioni che verrebbero puntualmente smentite in quanto basate sul nulla (nessuno, a parte il top management internazionale della Pfizer, oggi può dire cosa accadrà).
Riteniamo doveroso sottolineare che sino ad oggi, non è stata fatta alcuna comunicazione né ufficiale né ufficiosa da parte dell’Azienda alle OOSS ed alla RSU su eventuali riduzioni dell’organico a Catania, così come qualcuno invece ha affermato (con scarso senso di responsabilità), sostenendo che tale esubero del personale fosse determinato dall’acquisizione della Wyeth da parte di Pfizer. Per dovere di cronaca ci sembra doveroso concludere facendo riferimento al comunicato Pfizer rilasciato in data odierna in cui si specifica che nessuna iniziativa riguardante il sito catanese della Wyeth “è riferibile all’acquisizione annunciata nei giorni scorsi che non sarà, comunque, effettiva prima della fine dell’anno” (AGI – 02/02).