FILCTEM-CGIL

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lunedì 27 settembre 2010

Contratti: Federchimica, spinte per escludere Cgil


"Se abbiamo ben interpretato le parole del presidente Squinzi, avremmo la dimostrazione del fatto che, anche nel mondo delle imprese, si è tentato di far prevalere prima il pregiudizio nei confronti della Cgil che non la discussione di merito sindacale, che dovrebbe prevalere su tutto". Così il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, commenta le affermazioni di oggi (27 settembre) del presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, in merito a 'spinte per lasciare fuori la Cgil' dal rinnovo del contratto dei chimici.

Secondo Scudiere, inoltre, "se chi ha utilizzato questo pregiudizio capisse che agendo in quel modo non si va da nessuna parte, forse si può riaprire una nuova pagina in cui il rispetto reciproco può far fruttare nel confronto - aggiunge - soluzioni condivise per affrontare i tanti problemi che abbiamo sul tappeto".

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario generale della Filctem Cgil anche il segretario generale della Filctem Cgil, Alberto Morselli: "Le spinte per lasciar fuori la Cgil dal contratto dei chimici? Ne sospettavo …", ha detto Morselli che ha anche sottolineato che "pur essendo consapevole dei rischi a cui andavamo incontro all'indomani dell'accordo separato, ho sempre proposto una strada che evitasse l'arroccamento. Per fortuna anche nel mondo delle imprese – ha concluso il segretario – esistono i galantuomini".

Il presidente di Federchimica, Giorgio Squinzi, aveva ripercorso la trattativa che l'anno scorso ha portato al rinnovo unitario del contratto dei chimici. In particolare, ha dichiarato: "C'erano delle spinte per lasciare fuori la Cgil, io mi sono imputato e ho detto che il contratto doveva essere firmato da tutti".

mercoledì 26 agosto 2009

Salari/ Lite Cgil-Cisl sulla detassazione. Camusso: da Bonanni proposta iniqua

Per favorire la contrattazione di secondo livello, territoriale e aziendale, "bisogna ridurre ancora di piu' le tasse eliminandole del tutto sul salario territoriale aziendale". E' quanto ha affermato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, conversando con i giornalisti durante il meeting di Comunione e Liberazione.
Commentando un'intervista del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, nella quale il governo invita le parti a procedere con i contratti integrativi giovandosi dei benefici fiscali sulla parte di salario pattuita nei contratti di secondo livello contrattuale (territoriale e aziendale), il leader sindacale si e' detto d'accordo lanciando appunto la proposta di defiscalizzare totalmente la quota variabile del salario.
"Mi sembra giusto adattare meglio la tassazione alla contrattazione territoriale e aziendale. A Sacconi e anche al leader della Lega, Umberto Bossi (che propone le gabbie salariali, ndr.), che pongono il problema di come esaltare meglio la contrattazione territoriale e aziendale, chiedo perche' - sono parole del sindacalista - non tagliare del tutto le tasse: tasse zero per tutta la contrattazione di secondo livello. In questo modo anche Bossi sara' contento". Insomma, "per andare verso quello che dice Sacconi bisogna ridurre ancora di piu' le tasse eliminandole del tutto sul salario territoriale e aziendale".
Dello stesso parere il segretario della Uil, Luigi Angeletti, secondo cui e' "giusta" la detassazione totale della contrattazione di secondo livello "perche' piu' si detassa, piu' si mettono soldi nelle tasche dei lavoratori, piu' si incentiva la contrattazione".
Ma la Cgil non ci sta. "E' un errore. Abbiamo già una norma che prevede la detassazione parziale del secondo livello ed è sufficiente: oggi la priorità è la detassazione del lavoro dipendente", afferma la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso, intervistata da Affaritaliani.it. "Non si può infatti costruire una discriminazione per cui chi ha la fortuna di stare in un luogo dove si fa la contrattazione di secondo livello ha un dioppio beneficio, mentre il lavoratore di un'azienda più povera o in difficoltà deve continuare a pagare tasse assolutamente eccessive rispetto al potenziale di reddito", spiega la Camusso. Che conclude: "C'è un errore di prospettiva, anche perché la contrattazione di secondo livello riguarda neanche il 20% dei lavoratori dipendenti".
AffariItaliani.it
24 agosto

Epifani: "Sui contratti la Cgil sarà presente a tutti i tavoli"

Intervista al Segretario generale della CGIL

Ci sono i segnali di ripresa e la disoccupazione che aumenta. I banchieri centrali ottimisti e i manager tedeschi che ammettono candidamente di attendere l’esito delle elezioni in Germania per ristrutturare le aziende. Per spiegare il momento che attraversa l’economia Guglielmo Epifani usa la metafora del pozzo: «Quello in cui siamo caduti è profondo cento metri. Siamo arrivati in fondo, ma prima di tornare all’aperto passeranno anni».
Il segretario della Cgil ci tiene a dire che fino a quel momento la sua organizzazione «farà la sua parte e avanzerà le sue proposte» per evitare ulteriori contraccolpi sul Paese. «Senza ideologismi», a partire dalla trattativa sugli imminenti rinnovi contrattuali che tanto preoccupano il leader della Cisl Raffaele Bonanni: «Può stare tranquillo, non siamo intenzionati ad abbandonare nessun tavolo. Si facciano dei buoni contratti nazionali, e vedrà che ne avranno un beneficio anche le intese aziendali».
Eppure Confindustria, governo, Cisl e Uil vi rinfacciano ancora di non aver firmato l’accordo la scorsa primavera.
«Non siamo mai stati ideologicamente contrari ai contratti di secondo livello. Tutti sanno i motivi per i quali non firmammo».
Ce li ricorda?
«Quell’intesa esclude dal salario aziendale metà dei lavoratori, in particolare delle piccole imprese. Noi invece siamo favorevoli alla estensione del secondo livello a tutti i lavoratori. Secondo: non tutelava il salario nazionale dall’andamento dell’inflazione. Terzo: permette la deroga al contratto nazionale sia in termini di salario minimo che di diritti sindacali».
Poi è arrivata la crisi. E le priorità sono cambiate. E’ così?
«Era inevitabile che accadesse. Ora il problema è dare un salario a chi il lavoro lo sta per perdere o l’ha perso». Emma Marcegaglia invoca più risorse per la cassa integrazione. Eppure il governo ha stanziato otto miliardi di euro. Possibile che non bastino?«Prima che una questione di risorse nominali, c’è un problema di applicabilità. Nella babele di norme introdotte non abbiamo ancora capito se l’estensione dei trattamenti di cassa produrrà lo stesso automatismo del passaggio dalla ordinaria alla straordinaria. Ovvero, se ad un certo punto, allo scadere delle 52 settimane, le imprese che chiederanno di farne ancora uso saranno costrette a piani di ristrutturazione. Se il governo estendesse la “cig” ordinaria a 104 settimane, il problema non si porrebbe».
Voi temete un forte aumento della disoccupazione. Eppure gli indicatori ci dicono che la ripresa è vicina.
«Nessuno nega che abbiamo iniziato a risalire il pozzo. Ma per tornare ai livelli di produzione e di occupazione del 2007 dovremo attendere il 2013 o 2014. Su questo tema noto nel governo un atteggiamento evasivo».
Emma Marcegaglia chiede anche un fondo pubblico-privato per la ripatrimonializzazione delle imprese. E una più forte detassazione e decontribuzione del salario territoriale. Che risponde?
«D’accordo sulla prima richiesta, solo in parte sulla seconda. E’ vero, esiste un problema, tuttora irrisolto, sulla decontribuzione di una parte del salario aziendale che non ha copertura da parte dello Stato. La detassazione del salario aziendale al 10% è sufficiente. Il problema è che di accordi se ne fanno pochi per le resistenze delle imprese».
Questo atteggiamento non è per loro un ottimo alibi? Se voi dite no all’aumento della detassazione, il secondo livello non decolla. La Marcegaglia è preoccupata di questo.
«Le cose vanno viste nella loro concretezza. Nonostante il no all’accordo, noi saremo responsabilmente seduti a tutti i tavoli. Si facciano dei buoni contratti nazionali, se si ascolterà quel che ha da dire la Cgil ci sarà anche la nostra firma con il voto dei lavoratori. Il punto è che mentre i salari italiani restano i più bassi d’Europa, l’Irpef è l’unica voce di entrata che non conosce crisi. La via d’uscita è la riduzione fiscale di tutti i redditi da lavoro».
Se il governo lo facesse, si aprirebbe una voragine nei conti pubblici.
«Le soluzioni si possono trovare. Ciò che non accetto è l’idea di far pagare sempre il prezzo del risanamento ai lavoratori a reddito fisso e ai pensionati. Su questi temi ci sono state posizioni incoraggianti sia di Confindustria che della Banca d’Italia: detassare i salari sarebbe un ottimo modo per sostenere la domanda interna, tanto più in questa fase».
Invece di abbassare le tasse a tutti, non è meglio dare più salario a chi se lo merita rafforzando i contratti aziendali?
«Che c’è di meritocratico nello stabilire i salari semplicemente in base al luogo in cui li si concorda? Incentivare la meritocrazia non ha solo a che fare con il contratto aziendale».
La crisi farà salire la spesa per pensioni e il governo sarà costretto a discutere di come ottenere maggiori risparmi. Anche in questo caso farà la sua parte?
«I problemi sulla previdenza sono due: garantire una pensione dignitosa ai giovani che ci andranno con il sistema contributivo e un’età flessibile di uscita dal lavoro per chi ha i requisiti della vecchiaia. Sono le stesse cose che talvolta ho sentito dire nel Pdl da Giuliano Cazzola. Ma anche su questo vedo il governo distratto. Così come è assente sulla disciplina dei lavori usuranti e sul potere di acquisto delle pensioni».
Corriere della Sera
25 agosto 2009
ALESSANDRO BARBERA

Dopo l'aut aut di Sacconi la CGIL ricorda le ragioni del NO all'accordo separato

Un modello che non allarga la contrattazione e non aumenta il potere d'acquisto

Dopo l’aut aut imposto dal ministro del Lavoro, ovvero rinnovare i contratti secondo il nuovo e separato modello contrattuale o altrimenti salteranno gli sgravi sul secondo livello, vale la pena ricordare le ragioni di merito che hanno indotto la CGIL a non firmare la riforma contrattuale lo scorso 22 gennaio a Palazzo Chigi così come, logica conseguenza, l’intesa applicativa dell’accordo quadro sancita il 15 aprile. Il nuovo modello contrattuale, come sostenuto più volte dalla CGIL, non allarga la contrattazione ma, al contrario, la riduce. L’accordo separato conferma i due livelli, ovvero il contratto collettivo nazionale di lavoro e la contrattazione di secondo livello, ma si evince che, riguardo al secondo livello, ci si limiterà alla “attuale prassi”, cioè quella stabilita negli accordi del 1993. Non c'è quindi alcun concreto allargamento della contrattazione, il che prefigura un modello rigido senza alcun punto di innovazione. Inoltre, non solo la contrattazione di secondo livello coinvolge pochi lavoratori, circa il 25%, ma soprattutto in tempi di crisi quest'ultima diminuisce, non di certo aumenta. Quanto all’aumento contrattuale, questo deriverà dall’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i paesi dell’Unione) depurato dai prodotti energetici e la verifica su eventuali scostamenti si fa sempre rispetto all’inflazione depurata. Un modo per non recuperare mai l’inflazione effettiva. Il valore punto, o la base di calcolo, su cui misurare la tutela del potere d’acquisto nei contratti viene ridotto e che determinerà una perdita strutturale e definitiva. Il solo utilizzo di un valore punto basato sui minimi tabellari (mediamente 15,74 euro) e, pertanto, tra il 10% e il 30% più basso del valore punto attualmente adottato dalle categorie (mediamente 18 euro).Il soggetto terzo deputato a calcolare il nuovo metro inflattivo, cioè l’Ipca, è l’ISAE (l'Istituto di studi e analisi economica) che è un ente pubblico di ricerca legato al Ministero del Tesoro e per questo non corrisponde a caratteristiche di imparzialità nella contrattazione. Infine, nel testo dell’accordo separato si prevede la possibilità di deroghe sia per crisi che per sviluppo ai contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria. Un aspetto che rischia di diventare un punto di riferimento obbligato per le scelte contrattuali. Una cosa sarebbe ipotizzare, limitatamente ai casi di crisi aziendale, forme positive di intervento, altra è prevedere una derogabilità dal contratto nazionale che può scatenare una competizione sleale tra le imprese e al ribasso per i lavoratori.
Tratto da www.cgil.it 26 agosto 2009

venerdì 14 agosto 2009

Chimici - Alberto Morselli (FILCEM-CGIL): "così muore la FULC"

"Così muore la FULC, non si può rimanere del tutto schiacciati dall'accordo separato del 15 aprile" è il commento di Alberto Morselli, segretario generale della FILCEM-CGIL.
La Federazione unitaria dei chimici che in passato era stata all'avanguardia per soluzioni innovative e avanzate, che aveva nel DNA spirito unitario, nuove e moderne relazioni industriali, collaborazione e solidarietà tra i gruppi dirigenti sindacali, rischia irrimediabilmente di spezzarsi.
"E a subirne le conseguenze saranno, purtropp, solo le lavoratrici e i lavoratori", aggiunge Morselli. "In ogni caso" conclude il segretario della FILCEM-CGIL "noi vareremo la nostra piattaforma contrattuale il prossimo 15 settembre a Chianciano, dopo un'ampia consultazione tra tutti i lavoratori. Non smetteremo di lavorare per un contratto unitario".

Ipotesi di Piattaforma per il rinnovo del C.C.N.L. Chimico-farmaceutico

Il 31 dicembre 2009 scadrà il nostro C.C.N.L. ovvero quello del settore chimico - farmaceutico che interessa circa 210.000 addetti sul territorio nazionale.
La FILCEM-CGIL, in coerenza coi rapporti unitari fin qui praticati, si è impegnata con FEMCA e UILCEM per la predisposizione di piattaforme unitarie per il rinnovo del C.C.N.L in scadenza; l'accordo separato per la riforma degli assetti contrattuali siglato lo scorso gennaio da CISL e UIL con Confindustria ha reso impraticabile tale obiettivo unitario (ricordiamo che il referendum indetto dalla sola CGIL tra i lavoratori ha avuto come risultato 3.464.178 voti contrari al suddetto accordo). Conseguentemente, come sta di fatto avvenendo in tutti i settori interessati dai rinnovi contrattuali, anche la FILCEM-CGIL ha predisposto una piattaforma di singola Organizzazione, senza rinunciare a perseguire l'obiettivo di rinnovi unitari del C.C.N.L.
Per visionare l'ipotesi di piattaforma contrattuale proposta dalla FILCEM-CGIL clicca sul seguente link:

giovedì 2 luglio 2009

La mia opinione sull'accordo separato

Secondo quello che ho appreso riguardo l’accordo separato tra C.I.S.L. ,U.I.L., Confindustria e il Governo, è saltata fuori una realta’ indignosa per i lavoratori ma tutta a favore dell’aziende.
E’ impossibile pensare che si sia raggiunto un accordo con il Governo e i Sindacati, visto che il principale compito degli Stessi è e deve essere la tutela dei lavoratori.
Almeno 6 sono i punti che non tutelano i lavoratori:

¨ Non si recupera mai l’inflazione reale;
¨ Riduce il ruolo dei CCNL. La parte economica viene delegata a soggetti terzi e ministeri;
¨ Non si allarga la possibilità di contrattazione per il secondo livello;
¨ La derogabilità dai CCNL diventa un principio generale;
¨ La bilateralità si allarga a compiti impropri;
¨ Il diritto di sciopero viene fortemente limitato.

Premesso questo, penso che molti dei lavoratori non conoscono questa realta’, penso che sia opportuno divulgare queste notizie a tutti,per far si che ognuno dei lavoratori sia al corrente del danno che questo accordo separato comporti.
Fiero e orgoglioso che la C.G.I.L. non abbia firmato questo accordo, si è dimostrata come sempre L’ UNICO Sindacato per la tutela di tutti i lavoratori ...
Giovanni Cantone