FILCTEM-CGIL

Benvenuti nel sito ufficiale della FILCTEM-CGIL dedicato al comparto chimico e farmaceutico della provincia di Catania. Questo blog è un prodotto amatoriale, non è una testata giornalistica né un prodotto editoriale; ad esso non può essere applicato l'art. 5 della legge 8 Febbraio 1948 n. 47 né, tantomeno, l’art. 1 comma 3, legge 7 Marzo 2001 n. 62, poiché l'aggiornamento dei testi non ha periodicità regolare. Questo sito è espressione ufficiale della FILCTEM CGIL di Catania ed è curato da un apposito Comitato di Redazione in accordo alle linee politiche della Segreteria Provinciale.
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lunedì 4 marzo 2013

Intesa tra Confindustria e aziende farmaceutiche giapponesi

Confindustria Catania punta sul Giappone per avviare nuove partnership imprenditoriali e attrarre investimenti nel settore farmaceutico.
Sono questi gli obiettivi sottesi al «Memorandum of understanding» siglato ieri dal presidente degli industriali etnei, Domenico Bonaccorsi di Reburdone, dal presidente della sezione Chimici, Fabrizio Chines, e dal presidente della Toyama Pharmaceutical Association, Yasuhiko Shioi, prima organizzazione rappresentativa del distretto farmaceutico in Giappone.
La città di Toyama vanta una secolare tradizione produttiva nel settore, con più di 100 anni di storia, 90 aziende e un valore aggiunto alla produzione di 2 miliardi di euro. Numeri che ne fanno la prima città nipponica nella produzione farmaceutica procapite.
Il protocollo sottoscritto tra le due associazioni prevede una collaborazione volta a facilitare lo scambio di informazioni per individuare nuove opportunità di business, l'assistenza reciproca nella ricerca di potenziali partner aziendali e anche supporto di tipo logistico e operativo per facilitare l'insediamento di nuovi siti produttivi.
«Si tratta di una vera e importante occasione per Catania e per il nostro Paese - spiega Domenico Bonaccorsi - che deve porre in essere tutte le condizioni necessarie ad attrarre investimenti qualificati e dare nuove opportunità di crescita. L'accordo è un primo significativo passo per consolidare un percorso di conoscenza fra il sistema imprenditoriale giapponese e il tessuto locale, che potrà avere ricadute significative per il territorio. Dopo il fotovoltaico, con la presenza giapponese in 3Sun, Catania si candida ad aprire il varco a nuove importanti opportunità anche nel settore chimico-farmaceutico, che nella nostra realtà economica ha una consolidata tradizione imprenditoriale».


01/03/2013

lunedì 15 ottobre 2012

"NERVIANO MEDICAL SCIENCES": 600 RICERCATORI LAVORANO MA NON RICEVONO PAGA DA QUATTRO MESI

Tra le grane  che in questi giorni colpiscono il "Pirellone" c'è anche la vicenda dei 600 ricercatori del Nerviano Medical Sciences (in provincia di Milano), il centro di ricerche di proprietà della Fondazione regionale per la ricerca biomedica, che fa capo alla Regione Lombardia. Il 12 ottobre i ricercatori hanno deciso di incrociare le braccia e scendere in piazza manifestando lungo la statale del Sempione. "Chiediamo un tavolo alla Regione Lombardia - dice Rosalba Cicero, segretaria generale Filctem-Cgil Lombardia - per sbloccare quei soldi che la Regione ha trasferito alla Fondazione e che là sono rimasti fermi". "Gli impegni recenti assunti dal Governo per dare continuità al tavolo di approfondimento sulla farmaceutica - aggiunge Roberto Bricola, della Filctem-Cgil nazionale - devono trovare particolare attenzione da parte dell'esecutivo, perchè  non sono più rinviabili le questioni strategiche della ricerca e dell'innovazione".

mercoledì 30 novembre 2011

Farmaci: sos Farmindustria, 8mila posti di lavoro a rischio

ANSA) - ROMA, 29 NOV - E' "allarme" occupazionale nel nostro Paese per il settore farmaceutico, con importanti aziende che starebbero "seriamente" pensando di delocalizzare nei prossimi mesi e di dirigere i propri investimenti altrove. A lanciarlo e' il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, a margine del Meeting "Bioeconomy Rome", secondo il quale senza inversioni di tendenza i posti di lavoro a rischio nei prossimi anni potrebbero essere circa 8mila. "Purtroppo ho dei segnali abbastanza spiacevoli soprattutto per il prossimo futuro, mi riferisco ai prossimi 6 mesi, perche' ci sono aziende anche importanti che stanno pensando seriamente di delocalizzare", rivela il presidente di Farmindustria, sottolineando che "stiamo vivendo una crisi profonda" e che "negli ultimi anni abbiamo avuto molte manovre economiche contro, che abbiamo sopportato ma che sono costate investimenti e una perdita di circa 8mila posti di lavoro". Ed e' proprio una eventuale nuova ricaduta in termini occupazionali a preoccupare Scaccabarozzi: "i segnali, se guardiamo al passato, sono preoccupanti. Negli ultimi anni - ribadisce - si sono persi circa 8mila posti di lavoro. Ora e' difficile fare stime precise sul futuro, anche perche' non conosco i piani aziendali, ma il rischio e' che nei prossimi anni si possano perdere altrettanti posti di lavoro". (ANSA).

domenica 11 settembre 2011

Pfizer Animal health & Jilin Guoyuan announciano una joint venture in Cina per la produzione di vaccini animali.

AsianScientist (9 settembre 2011) - Pfizer Animal Health, una business unit di Pfizer Inc. e Jilin Guoyuan Animal Health Company, Ltd., ha annunciato il Giovedi un accordo per sviluppare congiuntamente, la produzione e distribuzione di vaccini per la salute degli animali in Cina.
La nuova joint venture, Jilin Guoyuan Pfizer Animal Health Co., Ltd., offrirà una gamma completa di vaccini su misura per aiutare i produttori di bestiame Cinesi e soddisfare la crescente domanda per un abbondante approvvigionamento sicuro e e sano di animali di allevamento quali di maiale, manzo, e pollame.
Il mercato dei vaccini animali in Cina ha un valore di US $ 800 milioni all'anno. Pfizer Animal Health Guoyuan si focalizzerà inizialmente sullo sviluppo di vaccini per suini. I vaccini per i suini hanno un elevato potenziale di crescita in la Cina che è la nazione leader mondiale nella produzione di maiale, con una popolazione annuale di oltre 600 milioni di suini.
La joint venture rappresenta una piattaforma strategica per la crescita in un mercato, quale quello cinese che vale 3,4 miliardi e che rappresenta il secondo più grande in tutto il mondo con una previsione di tasso di crescita composto annuo di circa il 10 per cento.
"La joint venture Pfizer Guoyuan afferma il nostro impegno per investire e ampliare la nostra capacità di ricerca e sviluppo in Cina", ha detto Juan Ramón Alaix, presidente di Pfizer Animal Health.
"Consideriamo la Cina come un centro globale per l'innovazione. Guoyuan, con il suo programma di forte sviluppo dei vaccini e delle conoscenze scientifiche e capacità produttiva e di sviluppo, rende l'azienda il partner ottimale per Pfizer Animal Health ".
I termini dell'accordo non sono stati divulgati. La joint venture è soggetta all'approvazione da parte delle autorità del governo in Cina.

lunedì 25 luglio 2011

Pfizer non è intenzionata alla frammentazione dell’unità Animal Health per vendere a Lilly alcuni assett.

Pfizer, in seguito all’interesse di Eli Lilly per l’acquisto di alcuni suoi prodotti veterinari, ha dichiarato di non essere intenzionata alla suddivisone dell’Animal Health.
Lilly che lo scorso anno, nel campo veterinario ha fatturato 3.2 miliardi di dollari, sta attenzionando i piani di Pfizer per la dismissione dell’unità veterinaria anche se la portavoce di Pfizer ha sottolineato che l’azienda ha intenzione di effettuare uno spin-off o di vendere l’animal health, ma non intende frammentare il business veterinario. La società non prevede ulteriori annunci riguardo l'unità fino al 2012, ha detto la portavoce.
Lilly ha fatto sapere di non essere in grado di acquistare l’intero settore veterinario di Pfizer ma che sarebbe interessata all’acquisto di parti di business, qualora un terzo soggetto comprasse il settore AH e ne dovesse cedere alcune parti per motivi legali (antitrust o altro).

Pfizer si rafforza nella ricerca di nuovi analgesici

Pharmastar - Pfizer ha annunciato l’acquisizione di Icagen, una società biotech americana specializzata nella ricerca sul dolore. Pfizer collaborava con Icagen già dal 2007 e possedeva già l’11% della società. Per far suo il resto sborserà 50 milioni di dollari più altre somme future al raggiungimento di determinate milestones. Icagen, i cui laboratori si trovano nel parco tecnologico di Research Triangle Park, nel North Carolina, sta sviluppando farmaci con azione di modificazione dei canali ionici. Uno di questi che agisce come modulatore dei canali del potassio, ICA-105665, si trova nella fase di proof-of-concept, altri sono in preclinica e molti di più nella fase di discovery. Viene studiato in modelli di epilessia e di dolore.In questo modo Pfizer rafforza la sua presenza in questa area terapeutica per la quale ha recentemente creato un’unità di ricerca situata a Cambridge nel Regno Unito e che prende il nome di Neusentis dedicata alla ricerca sul dolore i disturbi sensoriali. Lo scorso mese di ottobre, con un esborso di 3,6 miliardi di dollari fa Pfizer ha acquisito la società farmaceutica americana Kibng Pharmaceuticals, specializzata in farmaci analgesici, soprattutto quelli che grazie a vari meccanismi cercano di impedire l’abuso di oppiacei. Nel settore dei farmaci per la cura del dolore l’azienda è già presente con Celebrex (celecoxib) e Lyrica (pregabalin).La terapia analgesica per il dolore neuropatico è problematica. Tuttavia, i canali del sodio voltaggio-dipendenti sono bersagli potenziali di anestetici locali (lidocaina), antiritmici sistemici (mexiletina), farmaci antiepilettici, come la fentoina, e di nuovi farmaci in studio come quelli di Icagen.

sabato 23 luglio 2011

La truffa dei dipendenti delle case farmaceutiche comprati e venduti

Sono lavoratori, ma le multinazionali farmaceutiche li hanno trattati come rifiuti. Tecnicamente rifiuti: di quelli che, quando li conferisci a una discarica, devi pure pagare il disturbo alla discarica. Ed è quello che è successo con la Marvecspharma Service Srl, fallita il 14 gennaio 2011 sotto 160 milioni di euro di debiti benché titolare delle autorizzazioni ministeriali all’immissione in commercio di farmaci come «Folina» e «Eparina vister» . Dal 2004 aveva cominciato ad acquisire legioni di informatori scientifici ceduti a prezzi simbolici (mille eur o ) come ramo d’azienda da multinazionali che alla Marvecs pagavano pure robuste somme a titolo di avviamento negativo (badwill). Nel 2004, ad esempio, 242 dipendenti da Pharmacia Italia Spa che versa pure 30 milioni di euro di avviamento negativo; 199 dipendenti nel 2005 da Pfizer Italia che sul piatto mette anche 26 milioni; 442 dipendenti nel 2007 ancora da Pfizer Italia con in più 60 milioni; e poi 90 dipendenti da Simesa Spa e 70 da AstraZeneca Spa nel 2007. Ma perché la Marvecs si gonfiava di lavoratori (fino a 1.200) se per il gip Enrico Manzi era «senza progetti industriali» e «già con i bilanci in dissesto» ? Era «del tutto inadeguata a realizzare qualsivoglia obiettivo imprenditoriale» , ma le acquisizioni di personale «si giustificavano solo con la utilità derivante dal versamento del badwill per tamponare il crescente indebitamento» , e con «lo scopo di beneficiare, nell’immediato, delle liquidità corrisposte come anticipi sulle mensilità e sul Tfr per ogni lavoratore assunto» . Una rincorsa al debito sfociata nella bancarotta fraudolenta costata ora l’arresto degli amministratori Nicola e Francesco Danzo ad opera della GdF di Milano. «I lavoratori — riassume il gip— erano solo un costo per i venditori, importanti e note case farmaceutiche che per effetto delle cessioni a Marvecs incassavano un prezzo simbolico (mille euro) pagando alla cessionaria un contributo economico perché li acquisisse, così “liberandole”da un problema» . I pm Luigi Orsi e Gaetano Ruta aggiungono che «è ancora in fase di accertamento l’esame di profili di responsabilità delle multinazionali: è peraltro evidente come queste cessioni fossero funzionali alla dismissione di un numero consistente di lavoratori senza dovere seguire le procedure previste nella gestione degli esuberi» . Dipendenti «scaricati come pesi morti e lesi perfino nei loro basilari diritti di vedersi corrispondere i contributi previdenziali»
http://www.quotidianamente.net/

Pfizer acquisisce Icagen



Pfizer ha chiuso l’accordo per l'acquisizione Icagen. Nel 2007, Pfizer e Icagen entrato in collaborazione, a livello mondiale, per la scoperta, lo sviluppo e la commercializzazione di composti che modificano tre specifici canali ionici di sodio come nuovi potenziali trattamenti per il dolore e disturbi correlati. . Questi canali di ioni sodio sono importanti nella generazione di segnali elettrici nelle fibre nervose che mediano la trasmissione, l'inizio e la sensazione di dolore. Il valore complessivo dell'operazione, compreso il valore delle azioni attualmente possedute da Pfizer, è di circa $ 56 milioni.
"Siamo entusiasti che Icagen, leader mondiale nella ricerca sul dolore, entrerà a far parte di Pfizer, rafforzando ulteriormente il nostro nucleo innovativo", ha detto Ruth McKernan, vice presidente senior, Dolore Pfizer & Disturbi sensoriali e l'unità di Medicina Rigenerativa, noto come Neusentis. "Icagen contribuirà ad espandere ulteriormente la posizione di Pfizer nel settore delle malattie del dolore e la nostra capacità di sviluppare il potenziale di diventare la prima industria farmaceutica per il trattamento del dolore e disturbi correlati."

lunedì 2 maggio 2011

Il presunto rilancio della farmaceutica catanese...

Nota di rdazione: la lettura di questo articolo, al di la delle posizioni espresse dal Segretario Generale G. D'Aquila (antecedenti alle ultime comunicazioni date dall'Ing. Galizia ai lavoratori e che comunque mettono in evidenza le preoccupazioni della nostra OO SS), mostra una farmaceutica catnese in splendida forma. In particolare per quanto riguarda la Pfizer, ancora una volta, le dichiarazioni aziendali sono di crescita, sviluppo ed investimenti. Nessun riferimento alla consistente riduzione del personale che è stata annunciata dall'azienda, nessun riferimento alla chiusura del centro ricerche (che si evince solo dalle dichiarazioni di D'Aquila), nessun riferimento alle grosse incertezze riguardanti l'Animal Health...

mercoledì 17 novembre 2010

Ex Pfizer, i sindacati: “Poche risposte dalla Haupt Pharma”

Vertice tra i vertici di Haupt Pharma, e le segreterie provinciali di Filctem-Cgil; Femca-Cisl e Uilcem-Uil alla presenza di alcuni componenti della RSU aziendale.
“Diversi quesiti – spiegano i sindacati – sono stati posti all’Azienda tedesca rispetto al prossimo futuro dello stabilimento, anche in funzione della scadenza ormai prossima del mese di febbraio, nel quale terminerà il cosiddetto “patto di stabilità” (e quindi l’impegno a non effettuare licenziamenti) convenuto tra Haupt e Pfizer all’epoca della cessione della fabbrica dalla multinazionale americana all’azienda tedesca.
Era quindi assolutamente necessario interrogare la Direzione di Haupt rispetto allo stato delle cose ed alle previsioni per il prossimo futuro. Le risposte aziendali sono state piuttosto vaghe e poco rassicuranti. In particolare, ci è stato riferito che:
■ad oggi il 95 % dei volumi produttivi sono rappresentati da commesse Pfizer, che quindi continua ad essere praticamente l’unico cliente di Haupt Pharma. La stessa Pfizer ha già chiesto ed ottenuto un abbassamento dei prezzi su alcuni prodotti, così come previsto dagli accordi tra le Aziende; ed è pertanto logico prevedere che nel 2011 e nel 2012, man mano che scadranno i contratti relativi ad altre produzioni, le richieste di diminuzione dei prezzi saranno ancora più pesanti. Per cui, se Haupt Pharma non sarà in grado di abbattere in maniera decisa i propri costi di trasformazione, c’è il rischio concreto che Pfizer (ad oggi unico cliente) si rivolga ad altri produttori, rischiando praticamente il fermo dello stabilimento.
■Abbiamo quindi chiesto alla Direzione Aziendale quali misure stesse mettendo in campo per abbattere i costi, rendendosi in tal modo competitiva sia nei confronti di Pfizer sia in generale sul mercato internazionale dei farmaci. Anche su questo terreno le risposte sono state piuttosto evasive, riferendosi genericamente ad una necessità di rendere più efficiente la fabbrica, attraverso una modifica degli orari e della organizzazione del lavoro.
La sensazione che abbiamo ricavato dal breve incontro – continuano i sindacati - è, nella migliore delle ipotesi, quella di una Azienda che non scopre le carte, riservandosi di mettere in campo azioni quando lo riterrà opportuno. Forti sono le perplessità rispetto a quanto comunicatoci, e più in generale sulle prospettive dello stabilimento che ci sembrano molto incerte e nebulose. Invitiamo pertanto tutti i lavoratori a vigilare attentamente, in quanto non è assolutamente chiaro ciò che avverrà nei prossimi mesi.
Per quanto ci riguarda, Filctem; Femca e Uilcem saranno attente agli sviluppi della situazione per poter intervenire tempestivamente, tenendo conto, democraticamente, del proprio livello di rappresentatività e delle volontà che esprimeranno i lavoratori”.

Da Latina 24ore.it

lunedì 8 febbraio 2010

Da AstraZeneca a Pfizer una raffica di tagli

Il settore della farmaceutica alle prese con la crisi. Dalla AstraZeneca alla Pfizer i colossi delle medicine stanno mettendo a punto alle ristrutturazioni, la cui onda lunga arriva in Italia, dove si trovano le filiali delle multinazionali del farmaco. Il produttore americano del Viagra ha acquistato nei giorni scorsi la concorrente Wyeth per 68 miliardi di dollari, operazione che comporterà però un taglio di 19 mila posti. Disastrose le ultime trimestrali delle due società americane e molti i brevetti di farmaci in scadenza. L'operazione, che il sapore di un'alleanza scaccia-crisi, darà vita a un colosso del settore farmaceutico con un fatturato di circa 75 miliardi, una quota del 10% del mercato biofarmaceutico Usa e del 12% di quello europeo. Le aree terapeutiche saranno cardiovascolare, oncologia, salute della donna, sistema nervoso centrale e malattie infettive. Pfizer ha comunicato uno scivolone del 90% dell'utile netto nel quarto trimestre a 266 milioni verso un anno prima. Pfizer è presente in Italia dal 1955 con tre stabilimenti, ad Ascoli Piceno, Latina e Pisticci. Wyeth Italia ha circa 2 mila addetti, il 60% dei quali impiegato negli stabilimenti di Aprilia e Catania. La casa farmaceutica Astrazeneca inoltre ha annunciato un piano che prevede già il taglio dell'11% della forza lavoro: si tratta di 10.400 posti di lavoro, 8 mila dei quali potrebbero essere tagliati già entro il 2010. Anche qui come per i colleghi americani, il motivo risiede nei dati tirmestrali e previsioni di vendita inferiori alle attese. La Novartis di Siena, azienda del colosso svizzero produttrice del vaccino per l'influenza AH1N1, ha aperto a metà gennaio la procedura di mobilità per 24 addetti, venti informatori scientifici del farmaco (su 27 totali) e quattro lavoratori dell'area commerciale. I vertici della società sono disponibili a trattare sui 10 milioni di vaccino ordinate dal governo italiano e non ancora consegnate. R.EC.
05/02

giovedì 4 febbraio 2010

ENTRO IL 2010 LA “GLAXO” ANNUNCIA LA CHIUSURA DEL CENTRO RICERCHE DI VERONA. FILCEM-CGIL, FEMCA-CISL, UILCEM-UIL: “UN DURO COLPO INFERTO ALLO SVILUPPO

Comunicato stampa

“É inaccettabile! Questo è l'unico commento possibile rispetto alla decisione, comunicata oggi ai dipendenti dal vertice della multinazionale inglese “Glaxo Smith Kline” (GSK) di chiudere il centro di Ricerca di Verona insieme ad altri sei centri a livello mondiale”, commentano indignate le segreterie nazionali dei sindacati Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil non appena appresa la notizia.

“É inaccettabile - prosegue il commento dei sindacati - perchè con questa scelta GSK chiude uno dei più importanti Centri di Ricerca sulle Neuroscienze che occupa circa 700 ricercatori disperdendo un patrimonio inestimabile di eccellenza scientifica e di professionalità elevatissime”.

“Già negli ultimi due anni – aggiungono Filcem, Femca, Uilcem - con enormi sacrifici da parte delle persone e a fronte di importanti impegni di sviluppo da parte di GSK abbiamo concordato ben due progetti di riorganizzazione che hanno visto uscire più di duecento lavoratori anche dalle attività di ricerca”.

La “Glaxo”, presente in Italia dal 1932, ha ricevuto moltissimo dal “sistema Paese”: solo nel 2009, per citare gli ultimi fatti, ha ottenuto 24 milioni di euro per finanziare propri progetti di ricerca e – proprio oggi - “ci risulta che la casa farmaceutica più grande di Europa ha annunciato che gli utili sono aumentati del 66%, portandosi a 1.63 miliardi di sterline (2,6% miliardi di dollari)”.

É evidente che ci troviamo di fronte – fanno rilevare i sindacati - ad un enorme problema politico che, se non affrontato, rischia di essere devastante per il nostro Paese. Da tempo come sindacato unitario sollecitiamo interventi da parte del Governo sul tema della Ricerca in Italia: siamo agli ultimi posti per investimenti rispetto agli altri paesi europei e lontanissimi dagli obiettivi dettati dall'agenda di Lisbona.

La decisione di GSK in un settore ad alto valore aggiunto come quello farmaceutico, destinato a morire senza attività di ricerca, prefigura la scomparsa di un pezzo di tessuto industriale che noi consideriamo strategico ( lo Stato evidentemente no!) e che ci porterebbe ad una deriva caratterizzata da logiche di natura esclusivamente commerciali.
Il Paese ha perso autorevolezza, noi lo denunciamo da tempo, ma il Governo non risponde. Sul settore farmaceutico in particolare chiediamo, ormai da anni, una discussione di “politica industriale” e invece siamo stati costretti ogni volta a ragionarne solo per le conseguenze occupazionali derivanti da politiche di “rispetto” dei bilanci e di tagli alla spesa sanitaria e farmaceutica; come se questo settore non avesse il bisogno di confrontarsi con le logiche di competizione industriale.

I nodi, prima o poi, vengono al pettine: “quando capirà lo Stato e il Governo che il problema non è più solo quello di pianificare le strategie per attrarre nuovi investimenti ma in ballo c'è, in primis, la difesa del territorio e dei suoi insediamenti industriali?”.

Filcem, Femca e Uilcem metteranno in campo ogni azione possibile per far recedere GSK da questa scelta e in tal senso sollecitano Farmindustria e il Governo ad assumere immediatamente una posizione fortemente critica nei confronti dell'azienda.
“Con la decisione infine – concludono i sindacati - di comunicare direttamente ai dipendenti le proprie scelte , senza coinvolgerci preventivamente , GSK si è assunta la grave responsabilità di stracciare tutti gli impegni presi in precedenza, minando pericolosamente un sistema di relazioni industriali costruito sul rispetto reciproco e macchiandosi di un comportamento indegno per una azienda di questo settore: non si ha un comportamento “etico” solo perchè si producono farmaci ma anche quando si è attenti al ruolo e alla responsabilità sociale nei Paesi e nei luoghi dove si è insediati”.

Roma, 4 febbraio 2010

sabato 19 settembre 2009

Fusioni e acquisizioni nel mondo dell'industria farmaceutica

MILANO (MF-DJ)--Per Credit Suisse la prossima ondata di M&A nel settore farmaceutico sara' trainata da valutazioni sul potenziale aumento dei ricavi, piuttosto che sulla riduzione dei costi. Il comparto e' stato interessato da un'ondata di grosse fusione e acquisizioni, che si concluderanno entro l'anno, tra le piu' importanti Pfizere/Wyeth, Merck & Co/Schering Plough e Roche/Genentech. Sotto queste transazioni l'esigenza delle societa' farmaceutiche di aumentare il volume dei ricavi per attutire le perdite che seguono alla scadenza dei brevetti, per bilanciare la minore produttivita' della R&D, per reagire alla pressione sui prezzi nel mercato Usa e alla piu' lenta crescita dei Paesi emergenti. Nonostante le maggiori operazioni siano state gia' concluse, secondo gli analisti rimangono opportunita' per ulteriori miglioramenti. Per le societa' non ancora coinvolte nel processo di concentrazione rimane da risolvere il problema sulla scadenza dei brevetti, mentre altre compagnie maggiormente diversificate potrebbero beneficiare dell'aumento dei ricavi e ridurre la dipendenza da determinati fattori. La nuova ondata di fusione, quindi, non interessera' grandi acquisizioni, ma sara' trainata dall'interesse di grosse societa' farmaceutice e biotecnologiche per societa' piu' piccole, alla ricerca di aumento dei ricavi. Tra le potenziali target, Alexion, Amylin, BioMarin, Rigel, Salix e Vertex, tutte societa' caratterizzate da vantaggi strategico competitivo e da un buon posizionamento in vari settori di nicchia. Tra i potenziali acquirenti Abbott Laboratories, Eli Lilly & Co, Bristol Myers Squibb e Forest Laboratories. Gli analisti di Credit Suiss prevedono differenze rilevanti tra la nuova ondata di M&A in Usa e in Europa. Infatti le societa' farmaceutiche americane dovranno affrontare grosse difficolta' dopo la scadenza dei brevetti farmaceutici, per cui sicuramente punteranno ad estendere l'operativita' nelle biotecnologie e in farmaci di nicchia; al contrario le societa' europee, abbastanza diversificate, cercheranno l'accesso diretto a nuovi investimenti, soprattutto in settori emergenti. red/alc anna.coluccia

venerdì 10 luglio 2009

Chimica, la fuga dei gruppi dal Lazio addio a un patrimomio di competenze

MONTEROTONDO e Pomezia. Norde sud di Roma. Tra loro, una cinquantina di chilometri e la storia della chimica nel Lazio. Due poli di ricerca di altissimo livello, vanto regionale e nazionale insieme, che entro fine anno non esisteranno più. A meno di soluzioni per ora lontane, il centro Eni di Monterotondo e l' Istituto di biologia molecolare di Pomezia sbarreranno i cancelli. Inghiottendo ingegni e brevetti, spegnendo due motori, simbolo e traino per l' economia regionale. La chimica nel Lazio, 18 mila addetti e 300 aziende per lo più farmaceutiche sparse tra Latina, il distretto di Pomezia e Frosinone, è in crisi. Travolta dalla terribile congiuntura, come altri settori. Ma anche da un cambio di pelle che le multinazionali chiamano "ristrutturazione". Le cause? Brevetti scaduti dei farmaci e generici che avanzano, la competizione sui costi vinta al ribasso da India, Egitto e Cina, il profitto che le penicilline non garantiscono più. Meglio il biotech e gli antitumorali con la ricerca base in Usa, la produzione in Romania e la distribuzione in Italia. «Ormai siamo solo mercato, il quinto del mondo per consumo», avverte Dario D' Arcangelis, segretario della Filcem Cgil di Latina, dove il farmaceutico pesa più del 40% del Pil totale, 13 mila lavoratori, una decina di multinazionali e un grande indotto. «L' isola felice è finita», dice. «C' è un' emorragia di posti di lavoro». Tra questi gli informatori scientifici, tanti a Latina, 5-6 mila nel Lazio, 30-35 mila in Italia. È la crisi nella crisi: le multinazionali si specializzano, lasciano i farmaci di uso quotidiano, viene meno il rapporto con il medico di famiglia. La regione Lazio ospita da decenni le più grandi firme del farmaco, molte arrivate grazie ai fondi della Cassa per il Mezzogiorno: Merck Serono, Sigma Tau, Menarini, Pfizer, Wyeth, Abbott, Bristol-Myers Squibb. I prodotti chimici sono al primo posto nelle esportazioni: 5,1 miliardi di euro nel 2008, l' 11% in più rispetto all' anno prima. Nel 2009 andrà peggio. Crollo del 20% nella produzione e già 2.760 lavoratori tra mobilità e cig. «Senza scelte strategiche, possiamo dire addio all' industria chimica nel Lazio», si allarma Tina Balì, segretario regionale della Filcem-Cgil, che insieme a Cisl e Uil ha guidato lo sciopero nazionale dello scorso 24 giugno. Nonostante le protestee la lettera inviata all' amministratore delegato dell' Eni, Paolo Scaroni, da Marrazzo e Zingaretti, il colosso energetico italiano ha deciso: chiuderà il centro di ricerca di Monterotondo, dopo 40 anni di presenza. Ai 58 ricercatori la scelta: Novara, Milano o anche Roma ma a fare altro, niente più ricerca. «In questa storia perde l' Eni, vanificando lavoro e commesse, e perde il territorio», dice Edoardo D' Angeli, ricercatore Eni da 29 anni, memoria storica del complesso di Monterotondo che presto ospiterà i laboratori di neuroscienze del Cnr. «Negli anni ' 90 eravamo 340, mèta ambita dei laureati romani», racconta. All' epoca l' Eni aveva anche la farmaceutica, poi ceduta al gruppo Menarini. Celebri i brevetti per l' ormone della crescita e il latte ad alta digeribilità. «Poi ci siamo concentrati sull' ambiente per migliorare l' impatto delle raffinerie». E qui i risultati non sono mancati. Le alghe che assorbono la Co2, da cui trarre biodiesel, che stanno per essere testate a Gela. Un disperdente biodegradabile per il petrolio sversato in mare o in terra che ha contribuito a bonificare l' area su cui ora sorge la nuova fiera di Rho. Argille speciali, gli zeoliti, per proteggere le falde acquifere, in grado di fermare gli inquinanti dei petrolchimici ma anche di altre tipologie di aziende, permettendo all' acqua di filtrare. Tutti brevetti targati Monterotondo. All' altro capo di Roma intanto, i laboratori dell' Irbm di Pomezia sono già chiusi dal primo luglio, i ricercatori a casa con lo stipendio fino a settembre, poi scatterà la cassa integrazione. Senza un accordo per cedere stabilimento e brevetti, la proprietà della Merck chiuderà Pomezia entro l' anno: 300 addetti con l' indotto, molti giovani e donne sotto i 40, almeno 50 ricercatori stranieri, alcuni già volati all' estero. E risultati eccellenti: vaccino per l' epatice C, molecola per la cura dell' Hiv, studi avanzati su leucemie e malattie cardiovascolari. «I curriculum vanno a ruba, io sono stato preso in Olanda, ma ci hanno chiesto di non andare via, perché siamo il patrimonio dell' azienda», riferisce un ricercatore di 34 anni. Un filo di speranza è appeso al tavolo convocato per metà mese. Un gruppo di imprenditori guidati dalla Uir (l' Unione degli industriali romani) ha preparato con Deloitte un piano industriale per rilevare l' Irbm e incontrerà sindacati, regione e manager della Merck. Per salvare il centro e un simbolo. -
VALENTINA CONTE
La Repubblica - Roma
7 luglio

mercoledì 8 luglio 2009

Mercato farmaceutico e ricerca: dati del'AIFA

Secondo un'indagine dell'Agenzia Italiana del Farmaco, dal 2000 al 2008 la maggior parte degli studi clinici si è concentrata in Lombardia, in Emilia Romagna e nel Lazio. Al primo posto c'è la Lombardia con il 58,2% degli studi clinici realizzati in tutto lo stivale. Al secondo l'Emilia Romagna (39,6%), e al terzo il Lazio (37,6%). Seguono Toscana (33,4%) e Veneto (26,2%). Insieme determinano quasi il 90% dell'occupazione totale del settore: circa 97mila addetti su un totale di oltre 130mila (compreso l'indotto). Le prime cinque province per studi clinici sono Milano (44,7%), Roma (37,2%), Genova (21,7%), Bologna (21,6%) e Torino (21,5%). Un trend positivo, seppure non omogeneo sul territorio nazionale, che nel 2008 ha portato il settore Ricerca e Sviluppo a incassare 1 miliardo e 200 milioni di euro di investimenti da parte delle imprese del farmaco (l'1,7% in più rispetto al 2007).Il totale nazionale dei consumi di farmaci, invece, arriva, nello stesso anno, quasi a 1800 miliardi di confezioni per un valore di circa 1300 miliardi di euro, il 2,8% in più rispetto al 2007. La classifica delle regioni che mostrano il maggior consumo di farmaci è quasi identica alla precedente: Lombardia (oltre 274 milioni di confezioni), Lazio (183 milioni) Campania (circa 166 milioni) e Veneto (quasi 135 milioni). La situazione cambia, con alcune new entry, se si considera il consumo annuale pro-capite: Emilia Romagna, con 36,6 confezioni a testa, Lazio (33), Toscana (32,7), Umbria (31,3), Sicilia

sabato 18 aprile 2009

Accordo Gsk-Pfizer contro l’Aids


Gsk (Glaxo) e Pfizer hanno annunciato oggi un accordo innovativo per costituire una nuova società specializzata nel settore Hiv e focalizzata unicamente nella ricerca, sviluppo e commercializzazione di farmaci anti-Hiv. Il nuovo business Hiv sarà più sostenibile e con portata più ampia rispetto alle due aziende prese singolarmente, avrà il 19% della quota di un mercato in crescita ed una pipeline leader del settore. Gsk inizialmente avrà l’85% delle azioni della nuova società e Pfizer il 15%. Andrew Witty ha commentato: «Si tratta per Gsk di una mossa cruciale tesa a rinforzare la focalizzazione nell’area e a rendere meglio disponibili i farmaci ai malati di Hiv/Aids. Al centro di questo settore specialistico c’è un ampio portfolio di prodotti ed una ricca pipeline, che possono essere più efficacemente gestiti attraverso il consolidamento delle attività commerciali e di ricerca in un’unica società. L’Hiv rimane una minaccia globale con incidenza e resistenza virale in aumento. La nuova azienda sarà meglio posizionata per far fronte a queste sfide e migliorare l’accesso ai trattamenti».

giovedì 12 marzo 2009

Roche e Genentech: matrimonio vicino 95 $ il prezzo giusto

Continua la telenovela finanziaria tra Roche e Genentech. Il gigante svizzero è arrivato ad offrire 95 dollari per azione, pari a 46,7 miliardi di dollari. La somma è relativa all’acquisizione del 44% di Genentech, controllata già per il restante 56% dall’industria farmaceutica di Basilea. Nonostante la ritrosia della società americana, il matrimonio stavolta sembra davvero vicino. L’attuale proposta sembra infatti essere un compromesso ragionevole: da una parte Roche ha aumentato l’offerta del 6% rispetto a quella del luglio scorso (di 89 dollari per azione); dall’altra Genentech rinuncerebbe alle manifestate pretese di 112 dollari per azione (prezzo ritenuto “irrealistico” dal Presidente di Roche Franz Humer).La travagliata acquisizione aveva preso il via nel luglio 2008, quando Roche aveva avanzato la prima offerta da 89 dollari per azione. Al rifiuto di Genentech, gli svizzeri avevano risposto con un’opa ostile che si rivolgeva direttamente gli azionisti e abbassava a 86,50 dollari la precedente proposta. Seguendo il consiglio di una commissione speciale di Genentech, gli azionisti della società americana, anche in quel caso, si sono negati a Roche, per poi temporeggiare quando, la scorsa settimana, l’offerta aveva toccato i 93 dollari. Si arriva così ai 95 dollari per azione con cui Roche dovrebbe riuscire a far capitolare la società biotecnologica americana. Se Genentech dovesse accettare l’assalto di Roche, il mondo della farmaceutica vedrebbe concludersi la terza grande fusione nel giro di poche settimane. A gennaio, infatti, Pfizer ha acquisito Wyeth con 68 miliardi di dollari; e lunedì scorso è stato siglato il l’accordo da 44,1 miliardi tra Merck e Schering-Plough.
Data: 11-03-2009
Il sole 24 ore on line

Usa: Merck compra Schering-Plough per 41,1 miliardi di dollari

Nuova megafusione tra compagnie farmaceutiche: l'azienda risultante si chiamerà Merck
NEW YORK (USA) - Nuova maxioperazione di consolidamento nel settore farmaceutico globale. La Merck ha annunciato di aver trovato un accordo per acquistare la rivale Schering-Plough per 41,1 miliardi di dollari. In base all'accordo, gli azionisti di Schering-Plough riceveranno 0,5767 azioni di Merck e 10,50 dollari in contanti per ogni titolo detenuto. L'amministratore delegato di Merck, Richard Clark, guiderà anche la società che nascerà dalla fusione tra i due colossi farmaceutici che hanno entrambi il quartier generale nel New Jersey. L'operazione annunciata oggi segue di poche settimane la megafusione da 68 miliardi di dollari che ha visto la Pfizer acquistare la rivale Wyeth.
09 marzo 2009
orriere della sera on line